Mastoplastica additiva: tutto quello che c’è da sapere

24 gennaio 2017

La mastoplastica additiva è l’intervento più richiesto dalle donne di tutto il mondo. Ma cosa le spinge a questo? La voglia di migliorare l’aspetto del proprio  seno ed eliminare gli inestetismi provocati dall’età, dalla gravidanza e dai cambiamenti di peso.

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Oggigiorno la tecnica chirurgica e i materiali protesici si sono sempre più evoluti al fine di poter offrire un intervento quanto più personalizzato è possibile permettendo così di migliorare l’estetica del seno a donne con caratteristiche anatomiche molto diverse tra loro.

Punto di partenza di qualunque intervento, infatti, è l’analisi dei parametri fisici che devono essere rispettati in relazione al volume e alla forma del seno desiderato.

Solo dopo un colloquio preliminare col chirurgo si può procedere a considerare l’intervento.

Ma come si svolge la mastoplastica additiva?

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Le incisioni attraverso le quali si possono inserire le protesi sono quelle riportate nell’immagine: nel corso della visita, il chirurgo plastico decide con la paziente quale sia la più indicata.

Le incisioni comunemente praticate sono  localizzate in una di queste 3 zone:

  • sotto il seno (inserimento attraverso il solco sottomammario)
  • attorno al capezzolo, in genere nel semiperimetro inferiore (inserimento periareolare)
  • sotto l’ascella (inserimento trans-ascellare)

Le protesi possono essere posizionate, indipendentemente dalla incisione direttamente sotto la ghiandola, sotto il muscolo grande pettorale o in uno spazio che congiunge la parte retro ghiandolare alla retro muscolare (dual planes).

Che tipo di anestesia si pratica?

L’intervento può essere eseguito con varie tecniche anestesiologiche che vanno dalla anestesia locale, o molto raramente alla anestesia generale. In relazione al tipo di anestesia concordata si deciderà per un intervento in regime di day surgery o con ricovero presso una clinica per gli interventi in anestesia generale ove è necessario il pernottamento.

Qual è la forma più giusta per il seno?

La forma della protesi può essere standard, la più usata per i migliori risultati a distanza o a goccia, erroneamente chiamata anatomica,il cui utilizzo non da un seno più naturale ma solo un riempimento asimmetrico, ove questo è necessario.

In cosa consiste il post-operatorio?

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Terminato l’intervento, in genere la paziente lascia l’ambulatorio dopo un ora con un bendaggio elastico e un reggiseno elastico che aiuta i movimenti del seno. I bendaggi si rimuovono dopo un giorno mentre i punti di sutura si rimuovono dopo sette giorni. Nel periodo post operatorio vanno evitati gli sforzi, il sollevamento di materiali pesanti e tutte e attività che comportano il movimento delle braccia, perché potrebbero creare delle complicanze come gonfiore e rallentamento della guarigione.

Dopo quanto si può tornare a lavoro?

In genere, si può tornare al lavoro entro una settimana dall’intervento, se l’occupazione quotidiana non comporta fatica fisica, e ogni attività può essere ripresa gradualmente nell’arco di poche settimane. Temporaneamente può manifestarsi una riduzione nella sensibilità dei capezzoli, che torna in genere alla normalità una volta completato il processo di guarigione.

Dopo l’intervento è possibile ancora allattare?

La mastoplastica additiva non modifica la capacità di allattare.

Che segni restano?

Una volta guariti i tessuti, resteranno alcune cicatrici in corrispondenza delle incisioni che di norma  sono sottili e poco visibili.

Quanto durano le protesi? Vanno cambiate?

Le protesi di ultima generazione non prevedono la sostituzione e possono essere considerate eterne. Diverso è il cambiamento di forma del seno negli anni, fenomeno questo che avviene indipendentemente dalle protesi e che non viene modificato dall’intervento.

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